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Acquattata sulla sua collina, Mottola prende le sembianze di un antico borgo affacciato con vista aperta dal Golfo di Taranto sino alle montagne della Calabria, posizione strategica che le è valsa il soprannome di “Spia dello Ionio”.

Percorrendo i fianchi della sua altura, il territorio appare sempre più rugoso e variegato dal punto di vista geologico e naturalistico e sempre più unico negli occhi di chi lo osserva. Dalle bianche chianche che rivestono il caratteristico centro storico, ci si addentra pian piano in sentieri che conducono all’aperta campagna, dove gravine, villaggi e chiese rupestri medievali si fondono in un caleidoscopio di colori, profumi e panorami mozzafiato tipici del territorio noto come “Terra delle Gravine”.

In epoca medievale, il ripopolamento delle campagne aveva condotto alla nascita del fenomeno del “vivere in grotta” e di operose città ipogee o sotterranee, nate all’interno di gravine e lame (caratteristiche depressioni di origine carsica), con case, magazzini, depositi, cimiteri e un articolato sistema di canalizzazioni e cisterne.

Vere e  proprie società rupestri quindi, che hanno per secoli abitato questi luoghi tramandando ai posteri un prezioso e suggestivo lascito: le “Grotte di Dio”, grotte scavate nella roccia e destinate ad uso religioso, che conservano intatti ancora oggi preziosi affreschi devozionali tipici della cultura greca, latina e bizantina.

Esplorare e passeggiare tra queste bellezze non solo è assolutamente piacevole e gratificante, ma immerge qualsiasi curioso e turista in un’atmosfera magica in cui il tempo sembra fermarsi e tornare velocemente indietro, verso una storia ancora troppo poco conosciuta. Ecco elencati alcuni, tra i tanti, luoghi che ogni turista a Mottola deve visitare almeno una volta:

1) La gravina di Petruscio: descritte metaforicamente come imponenti e affascinanti montagne al contrario, le gravine sono incisioni erosive profonde anche più di 100 metri, in grado di competere per bellezza e suggestione con i più celebrati Canyon del mondo.

Scendendo lungo la gravina di Petruscio, si contempla il susseguirsi di abitazioni, disposte a più livelli e organizzate singolari condomini rupestri.
Oltre alla tipiche case-grotta, caratterizzate dalla particolare divisione degli spazi funzionale agli usi domestici e agricolo-pastorali, è possibile visitare la singolare Casa dell’Igumeno e, infine, la Cattedrale, una chiesa rupestre probabilmente alto-medioevale, in parte crollata ma molto imponente.

Habitat  davvero unico quello di Petruscio, non solo per il valore storico ma anche per la ricchezza di biodiversità offerta: qui è facile innamorarsi dei delicati profumi della flora (composta da orchidee, ciclamini, biancospino e rose selvatiche) e degli accesi colori della fitta fauna (composta da volatili come il falco grillaio e il gheppio, il nibbio bruno, la poiana, il biancone e il gufo, ma anche da rane, tritoni e rospi).

Fonte: www.peopleforforest.org

 

2)Villaggio rupestre di Casalrotto: Immagina centinaia di grotte scavate nelle fiancate est ed ovest di una lama (incisione carsica più larga ma meno profonda rispetto alla gravina), in cui si celano intatte case e luoghi sacri decorati da magnifici affreschi.

A Casalrotto si subisce il fascino della visita alla chiesa rupestre di Sant’Angelo. Unicum nell’Italia meridionale per il suo sviluppo su due piani ipogei, questa chiesa rupestre è affrescata con meravigliosi dipinti eseguiti alla maniera greca, databili, nell’ultima fase, fra il XIII e il XIV secolo.

Usciti dalla chiesa vale la pena dedicarsi all’esplorazione del monastero benedettino di Sant’Angelo, della masseria di Casalrotto, costruita dai Caracciolo nel ‘700 al servizio del vasto latifondo da essi posseduto nella zona, e della grande necropoli medievale (secc. XII-XIII) composta da un centinaio di tombe ad inumazione.

 

3) La Chiesa rupestre di San Nicola: così denominata da Charles Diehl, che nel 1894 la descrisse per primo, la chiesa rupestre di San Nicola a Casalrotto viene definita come la “Cappella Sistina della civiltà rupestre” nel Meridione d’Italia, per la sua bellezza e la capacità di conservazione nel tempo.

I prodigiosi affreschi, ripuliti nel 1972 per la prima volta e restaurati nel 1989, rendono questa chiesa rupestre una stupefacente pinacoteca dell’arte sacra popolare pugliese che richiama orgogliosamente le influenze storiche e artistiche che l’hanno segnata in quasi quattro secoli di Medioevo, dal IX al XIV secolo. Influenze bizantine, orientali e latine trasudano dagli affreschi che fanno da raffinato corredo pittorico a questa singolare chiesa rupestre.

Visitarla significa ritrovarsi dinanzi al fiore all’occhiello delle Grotte di Dio di Mottola e a uno dei migliori esempi dell’arte pugliese in grotta di epoca medievale. Un arcaico incanto che è impossibile non ammirare!

4) La Chiesa rupestre Santa Margherita: Altrettanto suggestiva è la Chiesa rupestre di Santa Margherita che con la sua insolita planimetria, rappresenta una vera e propria “perla” della civiltà rupestre.

Dopo aver ammirato la selvaggia e prorompente vegetazione spontanea della gravina sottostante, ci si addentra nella chiesa, all’interno della quale ci si imbatte subito in una prima immagine della Santa martire, rappresentata con una veste sfarzosa e tipicamente bizantina e con una ricca corona adagiata su morbidi capelli ondulati.

Margherita, questo il nome di tradizione occidentale (in origine Santa Marina di Antiochia di Pisidia) Santa protettrice delle gestanti, è rappresentata in maniera curata e minuziosa.

Guide esperte vi accompagneranno alla scoperta delle rarissime rappresentazioni che caratterizzano questa chiesa rupestre, tra le quali ricordiamo il Miracolo di S. Nicola di Myra (miracolo del Santo che appare in sogno ad un padre che a causa della povertà era sul punto di far prostituire le sue tre figlie, dandogli il denaro necessario per la loro dote) e i dieci riquadri che raccontano la storia del Martirio di Santa Margherita, entrambe databili al XIII-XIV secolo d.C.

Fonte: www.mottolaturismo.it

 

5)Il Bosco di Sant’Antuono: Con i suoi 520 ettari, il bosco di Sant’Antuono si estende a circa 7km di distanza da Mottola ed è ricco di itinerari naturalistici e storici che riassumono in sè tutte le espressioni del territorio murgese, dal bosco di Fragno alle gravine.

Camminando si ergono maestosi lecci, fragni, querce e roverelle secolari, i quali creano un ambiente fatato in cui è facile perdere la cognizione di spazio e tempo.

Svariati e affascinanti sono i sentieri percorribili, come quello della gravina di Corneto, dove balza subito agli occhi la ricchezza della vegetazione del sottobosco, con il profumo inebriante di Timo, Rosmarino, Tamaro e Ginepro a farla da padrona.

Man mano che ci si addentra nel bosco, a rendere ancor più fiabesco il paesaggio è la fauna tipica della Murgia, con il rospo verde, la testuggine comune, il ramarro, il riccio, la volpe, la donnola e il tasso, a cui si aggiungono anche numerose specie di avifauna come l’allocco, il biancone, la civetta, il cuculo, il gheppio, la gazza, il gufo comune, il rondone e il verdone.

Tesoro verde dai singolari paesaggi,  il Bosco di Sant’Antuono è un piccolo angolo di paradiso per chi ama fare trekking, scattare foto naturalistiche o semplicemente stare a contatto con la natura, lontani dallo stress e lo smog quotidiani.

Fonte: www.peopleforforest.org

 

Vini Petracavallo, in collaborazione con l’Ufficio IAT di Mottola, organizza escursioni alla scoperta di questo museo naturale in cui lo stupore è assicurato. E alla fine, ci penserà il nostro vignaiolo, Vito D’Onghia, a ristorarvi dopo la lunga passeggiata, con un bicchiere del suo vino naturale accompagnato da tipici prodotti locali, come la classica “frisella con il pomodoro”.

Parole e foto non bastano a rendere la bellezza di questi luoghi dalla storia millenaria…Vieni a trovarci!

 

Per info e prenotazioni:

info@petracavallo.wine

Vito: 3498941598

Prenota subito cliccando qui.

 

Il team Petracavallo

Cosima Ferrara – Copywriter & Social Media Manager

Vito D'Onghia

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