PRODURRE VINO NATURALE: I LAVORI NEI VIGNETI DI PETRACAVALLO

D’inverno, le piante a foglia caduca come la vite vanno in letargo e la vigna ne approfitta per riposare, ma è proprio questo il momento in cui il viticoltore deve operare silenziosamente tra i vigneti, svolgendo quei lavori che gli permetteranno di ottenere, al termine dell’estate, un vino di qualità.

A Petracavallo, ogni fase di lavorazione lascia che il ciclo della vita si svolga senza forzature esterne, cercando di contaminare meno possibile l’equilibrio e l’armonia che Madre Natura instaura tra pianta coltivata, suolo e animali che popolano l’ambiente.

 

Se la passione che mettiamo nel produrre un vino naturale ci fa credere fermamente nelle nostre scelte, la nostra filosofia ci fa considerare la trasparenza come l’unico valore aggiunto che mette il consumatore nella posizione di fare una scelta consapevole, etica e non solo estetica.

Per questo vogliamo spiegarvi le fasi di lavorazione che conduciamo tra i vigneti a spalliera di Masseria San Francesco e il nostro blog si rivela sempre uno spazio ideale per raccontare cosa facciamo.

In inverno, quando la vigna dorme, si comincia con la POTATURA, con la quale si eliminano tutti i tralci presenti sulla pianta eccetto quelli che saranno i nuovi capi a frutto per l’anno successivo, per favorire l’attività vegetativa delle piante e la loro fertilità, e proseguiamo con la LEGATURA, per fissare il capo a frutto ad un filo di sostegno.

 

Parallelamente a queste operazioni, programmiamo quali lavorazioni e concimazioni attuare in merito alla conduzione del terreno.

In passato, si prediligevano pratiche aggressive come quella del DISERBO, ovvero l’utilizzo di prodotti chimici che consentono la facile eliminazione del problema delle erbe infestanti, ma sono molto pericolosi per l’ambiente, la vite e lo stesso prodotto finale.

I vini Petracavallo nascono da pratiche più attente all’ambiente come l’INERBIMENTO, spontaneo o ottenuto mediante la semina di foraggere poco competitive con la vite, che poi vengono periodicamente falciate. In questo modo si evita il dilavamento e si hanno effetti positivi sul microclima del vigneto e sulla struttura del suolo, favorendo la vegetazione delle viti e limitando alcune malattie come la clorosi e il disseccamento del rachide.

Altra lavorazione è la CONCIMAZIONE ORGANICA, con la quale trasferiamo al terreno sostanze nutritive (azoto, potassio…) attraverso concimi organici (letame), quando risulta necessario e la pianta lo richiede, in base alle carenze osservate e senza ricorrere all’utilizzo di concimi chimici dannosi.

 
In primavera, cominciamo invece con i TRATTAMENTI ANTIPARASSITARI, che ripetiamo ogni qualvolta se ne presenti la necessità, solitamente fino al mese di agosto. Ad esempio, peronospora e oidio sono le patologie che spesso affliggono i vigneti causando innumerevoli danni, rame e zolfo sono le sostanze che impieghiamo per combatterle.

In nome di una “viticoltura pulita” rifiutiamo categoricamente l’uso di prodotti di sintesi che sicuramente sono in grado di proteggere la pianta da malattie, ma possono lasciare residui tossici nel vigneto, nell’uva e, quindi, nel vino.

A maggio, diamo il via alla POTATURA VERDE, un insieme di operazioni fondamentali alla crescita della pianta, come l’eliminazione dei germogli sterili presenti sul tronco e sui tralci e l’asportazione delle foglie per favorire l’arieggiamento dei grappoli.

 

In estate, finalmente, il vignaiolo deve individuare il momento propizio per la raccolta, e per farlo procede con l’analisi del mosto, attraverso strumenti come il MOSTIMETRO e il RIFRATTOMETRO che consentono di rivelare la percentuale di zucchero presente nel succo.

Solo una volta accertato il giusto grado di maturazione, il sacro rito della VENDEMMIA può aver inizio, conducendo a un nuovo ciclo di lavorazione del vino che avrà come scenario principale la cantina.

Il ciclo annuale dei lavori in vigna si conclude con una CONCIMAZIONE del terreno e un’ARATURA, per nutrirlo e arieggiarlo: la vigna può tornare al suo meritato riposo.

Siamo convinti che solo partendo da un’agricoltura biologica possiamo produrre un vino di terroir, che esprime l’alchimia perfetta fra clima, suolo, vitigno e viticoltura, esaltando nel calice le caratteristiche della Bassa Murgia pugliese, suo territorio d’origine.

Al nostro viticoltore Vito D’Onghia spetta l’arduo ruolo di attento osservatore della natura, della quale deve interpretare i segnali e assecondarne i bisogni senza aiuti esterni, facendo fondo a tutta la sua esperienza per ottenere risultati eccellenti in bottiglia.

Una decisione che può apparire una scelta difficile, perché implica una responsabilità e competenze sempre più approfondite, ma che in fondo è solo il frutto di una filosofia incentrata sull’amore e il rispetto per la propria terra.

 

Petracavallo

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